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Meglio è una piccola verità, che una grande bugia. [Galileo Galilei]


Diario


18 giugno 2007

La Fine del Mondo

 Secondo sir Isaac Newton è iniziato il conto alla rovescia: meno di 53 anni alla fine definitiva del mondo, prevista secondo Newton per il 2060. Lo scienziato infatti, nonostante il suo pensiero positivista, non fu impermeabile al senso del mistero e della superstizione e non si dilettò solo nello studio della fisica e dell'astronomia, ma anche nell'interpretazione dell'Apocalisse, alla ricerca di un mondo simbolico, misterioso e colmo di profezie nascoste. Non fu dunque così razionale come si potrebbe essere portati a credere e non fu esente dal leggere la Bibbia come una sorta di piano cifrato per la storia mondiale (fenomeno chiamato appunto biblicismo).

LA LETTERA - Il padre della fisica moderna formula questa funesta profezia in una lettera risalente al 1704 e pubblicata solo ora in occasione di una mostra dal 18 giugno al 17 luglio all'Università ebraica di Gerusalemme e intitolata «I segreti di Newton». Perché proprio il 2060? Esattamente Newton parlò di 1.200 anni dopo l'800 d. C., data in cui venne restaurato il Sacro Romano Impero. Pare che lo scienziato sia arrivato a indicare questa data in seguito alla rilettura del libro del profeta Daniele, uno dei libri più difficili in cui sono contenuti numerosi simbolismi e visioni fantastiche. E proprio dal linguaggio oscuro e sibillino del testo, Newton fu incoraggiato ad abbandonarsi all'auspicio.
SCIENZA E FEDE - Uno degli aspetti interessanti della rivelazione, oltre alla data in sé (per altro abbastanza vicina), è costituito dal rapporto difficile, eppure possibile, tra scienza e fede religiosa. Newton, nonostante le celebri scoperte scientifiche (tra cui il calcolo infinitesimale), rimase sempre uomo di fede e cercò per tutta la vita di coniugare le due passioni, in evidente dialettica tra loro, arrivando alla rilettura scientifica dei testi sacri. In qualche modo egli fu religiosamente scienziato o scientificamente religioso. O semplicemente decise di vivere il mistero e la ragione, entrambi a modo suo.


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permalink | inviato da arbelos il 18/6/2007 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


31 marzo 2007

Il perché d'un nome.....

La maggior parte dei trattati di Archimede rientrano nel campo della matematica superiore. Tuttavia il matematico non disdegnava di trattare problemi elementari. In quest'opera, per esempio, troviamo uno studio del cosiddetto arbelos (coltello del calzolaio). Questo è la regione delimitata da tre semicerchi che sono reciprocamente tangenti a due a due: l'area in questione è quella che si trova all'interno del semicerchio più grande e all'esterno dei semicerchi più piccoli. Vi è anche un teorema su quello che Archimede chiama salinon (saliera) e la nota trisezione archimedea dell'angolo.




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